Misantropia e cinema

Il pensiero debole

  • Regia: Paolo Sorrentino

  • Interpreti: Toni Servillo, Paola Grazzetti (Anna Ferzetti), Linda Messerklinger, Vasco Mirandola, Rufin Doh Zeyenouin, Massimo Venturiello, Milvia Marigliano, Alexandra Gottschlich

  • Distribuzione: Artfilm / Vito B.

Analisi e Recensione

Paolo Sorrentino ritorna, dopo Il Divo, a indagare i palazzi del potere. Il regista si mostra come un uomo assolutamente sfidato e presenta un lavoro in cui emerge tutta la sua misantropia, l'odio per le persone e anche una certa ipocrisia.

È indubbio che il cinema d'arte non gli piaccia (così come non piaceva a Fellini), ma anziché usare il grottesco sceglie l'assurdo. Toni Servillo interpreta un personaggio irritante, simbolo di un'Italia che per Sorrentino ha ormai esaurito tutte le sue funzioni. Un po' Scalfaro e un po' Mattarella, Luigi De Santis è un super-giurista con una vita ormai arrivata al capolinea. Figlio di emigranti al Nord, vive nel culto della moglie ed è circondato da una figlia irritante quanto falsa: Dorotea De Santis (interpretata da Anna Ferzetti), la quale vuole a ogni costo fargli firmare una legge sull'eutanasia e due richieste di grazia.

Qui Sorrentino fa il verso a due maestri del cinema, superandoli: da una parte il Fellini barocco, dall'altra il suo stesso modello con Gomorra. Lo fa presentando il parlatorio di un carcere attraverso due incontri chiave:

  1. Il primo incontro: È tra l'arrogantissima Dorotea e Isa Rocca (una bravissima Linda Messerklinger), una donna che rifiuta di essere vittima di un femminicidio e smonta la spocchiosa "figlia di papà".

  2. Il secondo incontro: Molto più comico, vede protagonista Cristiano Arpa (un eccellente Vasco Mirandola), astuto discendente delle Gianduie (l'arguta maschera torinese) e professore di storia.

La luce e la fotografia funzionano benissimo, così come tutto il resto della messa in scena. Troviamo inoltre alcune scene fenomenali:

  • Il Papa (interpretato dal bravo attore ivoriano Rufin Doh Zeyenouin): un pontefice più conservatore rispetto a quello di The Young Pope, ma tutto sommato simpatico.

  • L'amico di una vita: Ugo Romani, ministro della Giustizia (interpretato dal bravo Massimo Venturiello), anche lui un personaggio sostanzialmente simpatico.

  • Gli intellettuali: Come di consueto in Sorrentino, vengono rappresentati come odiosi, impersonati qui da Coco Valori (la brava Milvia Marigliano).

Inoltre, gli alpini non sono solo ridicoli ma fortemente macchiettistici (sulla falsa riga dei bersaglieri felliniani). Come l'antieroe di Fellini, il protagonista non può scegliere l'amore per la bella lituana (Alexandra Gottschlich) perché ormai è un uomo inutile e malato nell'animo.

In conclusione, si tratta di un film veramente bello, ma dotato di una misantropia disarmante