Preliminari di Europa Leauge

Quando l'Hammarby fece paura all'Anderlecht

Tra le squadre svedesi, l'Hammarby è una di quelle che gode del maggior seguito di tifosi e, forse, l'unica che negli ultimi anni ha iniziato lentamente a trasformarsi in un vero e proprio marchio. Mentre gli altri due grandi club di Stoccolma, AIK e Djurgården, hanno spesso guardato al club di Södermalm – nato in un quartiere popolare – come a una squadra di "pezzenti" e di sognatori, l'Hammarby ha costruito la propria identità proprio grazie al legame con la sua gente.

Le altre grandi società storiche del calcio svedese, il Malmö FF, che lanciò Zlatan Ibrahimović, e soprattutto l'IFK Göteborg, capace di conquistare due Coppe UEFA negli splendidi anni Ottanta, vantano una tradizione europea importante. L'Hammarby, invece, ha sempre faticato a lasciare il segno oltre i confini nazionali. Se si esclude una vittoria contro il Saint Mirren negli anni Ottanta, il primo risultato davvero significativo è arrivato soltanto nella scorsa stagione, con il successo sul Charleroi nei preliminari di Conference League, competizione nella quale aveva ben figurato anche l'eterno rivale Djurgården.

Il 23 luglio, alla Tele2 Arena, è arrivato uno degli avversari più prestigiosi degli ultimi anni: l'Anderlecht. La squadra belga, grazie a una prodezza dell'ucraino Danylo Sikan, sembrava avere la partita sotto controllo. Il portiere Colin Coosemans, non solo connazionale di Thibaut Courtois ma anche estremo difensore di grande personalità, trasmetteva sicurezza. Enric Llansana e Giuliano Bianco garantivano equilibrio, Léo Leoni comandava il centrocampo, Nathan Sibila lottava su ogni pallone e, soprattutto, c'era Marco Kana. Insieme a giocatori come Zeno Debast e Charles De Ketelaere, Kana rappresenta una delle speranze per il futuro della nazionale belga, che continua a produrre talenti.

Per lunghi tratti mi è sembrato di tornare bambino, quando l'Anderlecht era una delle grandi potenze del calcio europeo. Ricordo ancora la Fiorentina travolta in Coppa UEFA e, da adolescente, le grandi sfide contro squadre come il Barcellona e la Sampdoria, piegata soltanto dalle magie di Frank Vercauteren.

L'Hammarby, trascinato dal suo sfortunato ma straordinario portiere Warner Hahn, autore di interventi decisivi, ha risposto con lo spirito che da sempre contraddistingue il club. È quella che in Svezia viene definita kämpaglöd, la voglia di combattere fino all'ultimo minuto, uno spirito che ricorda molto il finlandese sisu, non a caso presente nelle radici di molti tifosi e abitanti della zona di Stoccolma.

Alla fine è arrivato il meritato pareggio grazie a un magnifico gol di Frank Junior Adjei, una rete di forza, determinazione e carattere. Un gol segnato da uno dei tanti "nuovi svedesi", a testimonianza di come l'Hammarby sia da sempre una società aperta all'integrazione.

Ottima anche la prova del nazionale danese Frederik Winther e del gambiano Sourou Koné. Meno brillante, invece, Magnus Karlsson, che ha fallito due occasioni davvero importanti.

Spesso la fortuna aiuta gli audaci. L'Hammarby ha dimostrato di poter tenere testa a una delle squadre più prestigiose del Belgio. Adesso resta soltanto da sperare nella gara di ritorno: il sogno è ancora vivo.

Robert Fogelberg Rota

Viva Argentina

La partita tra Argentina e Inghilterra si può interpretare in due modi. Da una parte si può dire che l'Inghilterra di Tuchel si sia coperta fin troppo, adottando un atteggiamento molto prudente. Tuttavia, è anche giusto riconoscere che la fase difensiva ha funzionato molto bene.

Pickford ha disputato un'ottima gara, così come James (sostituito all'83' da Burn), Stones (uscito al 90'+6 per Toney), Guéhi, Spence (sostituito da Anderson), Rice (rilevato all'83' da O'Reilly), Rogers e Konsa. Tutti hanno offerto una prestazione di alto livello, limitando per lunghi tratti l'attacco argentino.

Diverso il discorso per il reparto offensivo: Kane, Bellingham e Gordon sono apparsi piuttosto sottotono. A parte il gol segnato, hanno inciso poco e non sono riusciti a creare molte occasioni.

L'Argentina, invece, ha dimostrato ancora una volta tutta la sua forza come squadra. La difesa, con Emiliano Martínez tra i pali e il quartetto formato da Molina (73' Montiel), Lisandro Martínez (73' Otamendi), Romero e Tagliafico (81' Lautaro Martínez), è stata impeccabile.

A centrocampo Paredes (64' Nico González), Giuliano Simeone – preferito a De Paul – e Mac Allister hanno disputato una partita eccellente, garantendo qualità e intensità. In attacco Lautaro Martínez ha confermato il suo straordinario momento di forma, mentre Messi ha illuminato la partita con due autentici capolavori.

Alla fine, l'Argentina si è dimostrata una squadra fortissima, probabilmente la più completa del momento.

Gracia Cucyrea

Viva la Spagna!

Per me la Spagna, insieme alla Norvegia e all'Inghilterra, è una delle squadre più complete.

Anche contro un avversario ostico come il Belgio, che può contare su un'ottima difesa con Courtois, Castagne, Ngoy, Mechele e De Cuyper, oltre a giocatori di grande qualità come De Bruyne, Trossard e De Ketelaere, autore di un bellissimo gol, la Spagna ha dimostrato tutta la sua superiorità. Secondo me il Belgio ha giocato in modo troppo difensivo e l'ingresso di Lukaku è arrivato troppo tardi, quando era ancora freddo.

La Spagna, invece, dispone di un ottimo portiere come Unai Simón e di una difesa molto solida con Porro, Cubarsí e Laporte. A centrocampo può contare su campioni come Pedri, Fabián Ruiz e Rodri, mentre davanti Dani Olmo si intende alla perfezione con Lamine Yamal e Nico Williams.

Ma il giocatore che più di tutti rappresenta lo spirito della nazionale spagnola è, senza alcun dubbio, Marc Cucurella.

Fuori dal campo può sembrare un personaggio estroso, ma in campo è straordinario: corre senza sosta, macina chilometri, possiede un'ottima tecnica, è sempre disponibile per i compagni e ricorda, per intelligenza tattica e capacità di dare equilibrio alla squadra, il ruolo che un tempo aveva Sergio Busquets.

La sua partita è stata praticamente perfetta sotto ogni aspetto e penso che, anche grazie al suo contributo, la Spagna possa arrivare molto lontano.

Grazie, Cucurella! 🇪🇸

Vi är ute

För att tala om Sverige–Frankrike

För att tala om matchen mellan Sverige och Frankrike måste jag först och främst understryka att Graham Potter har gjort ett fantastiskt arbete genom att besegra Ukraina, Polen och Tunisien samt spela oavgjort mot Japan. Däremot tycker jag att han gjorde fel mot Frankrike.

Ingen kommer att komma ihåg att Victor Holm, som har varit framgångsrik i Juventus, saknades, eller att Dejan Kulusevski inte kunde spela. Det som däremot syntes redan från avspark var att Alexander Isak var helt ur form. Han var felplacerad under stora delar av matchen, och jag tycker att det hade varit bättre att spela med en extra mittfältare eller försvarare, exempelvis Albin Ekdal, eller ge Nygren chansen från start.

Isak fick två klara målchanser men lyckades inte utnyttja dem. Visserligen berodde det delvis på att Mike Maignan kanske är världens bästa målvakt just nu, men även Dayot Upamecano, William Saliba, Lucas Digne och framför allt Aurélien Tchouaméni gjorde en mycket stark defensiv insats.

När Potter gjorde sina byten svarade Didier Deschamps med att sätta in Theo Hernández, som stod för en fantastisk prestation. Till Frankrikes fördel har Deschamps lämnat den alltför försiktiga fotboll som ibland har kritiserats och återgått till en mer offensiv och attraktiv spelstil. Adrien Rabiot är till exempel utmärkt när han får driva spelet framåt, även om han inte är lika stark i det defensiva arbetet.

Jag tycker också att Jules Koundé gjorde en mycket bra match och nästan förtjänade att göra mål. Bradley Barcola fortsätter att utvecklas, Michael Olise är enligt min mening en fantastisk spelare och världsstjärnorna Kylian Mbappé och Ousmane Dembélé visade återigen sin klass. Jag vågar påstå att om alla dessa spelare spelade tillsammans i samma klubblag under en längre tid skulle de bli ännu bättre.

Frankrike vann dock inte med större siffror tack vare två svenska spelare. Jacob Zetterström var enligt mig planens bäste spelare, och utan honom hade förlusten blivit betydligt större. Viktor Gyökeres arbetade dessutom hårt även i försvarsspelet, och Anthony Elanga gjorde ett stort jobb trots att han inte var lagets centrala anfallsvapen.

Däremot hade Victor Lindelöf och Gabriel Gudmundsson en svag match. Svensson, Svanberg, Bergvall, Zeneli, Ayari och Stroud gjorde alla en godkänd insats, men de hade inte den kvalitet som krävdes för att kunna stå emot ett så starkt Frankrike.

Även om jag fortfarande anser att Ståle Solbakken är en av de svagaste förbundskaptenerna bland de större fotbollsnationerna, tror jag att han hade valt att vila flera ordinarie spelare mot Frankrike för att i stället fokusera på Nations League. Frankrike tvingades faktiskt arbeta betydligt hårdare mot Sverige än många hade väntat sig.

Vi måste fortsätta att tänka långsiktigt och fokusera på Nations League och på att kvalificera oss till de stora mästerskapen. Intresset för landslaget är stort i Sverige, och jag är övertygad om att den här generationen kan prestera betydligt bättre än den har visat hittills.

Robert Fogelberg Rota

Buon risultato ma non buona Norvegia

La Norvegia vince con troppi affanni

Dopo la prova tutto sommato incolore e anche un po' rinunciataria contro la Francia, la Norvegia disputa una buona partita contro una spettacolare Costa d'Avorio.

Gli ivoriani possono contare su ottimi giocatori come il portiere Yahia Fofana, il regista Franck Kessié e l'attaccante Yan Diomandé, del quale non si capisce perché non possa giocare insieme ad Amad Diallo. La Costa d'Avorio gioca molto bene: attacca con continuità, mantiene il possesso del pallone e costruisce le occasioni migliori. A tutto questo si aggiunge anche la qualità di Nicolas Pépé.

Proprio per questo il migliore dei norvegesi è il portiere Ørjan Nyland, autore di alcune parate da cineteca. Ottima anche la prova del difensore Stian Gregersen Heggem, che oltre a trovare la via del gol si distingue per diversi interventi decisivi. Persino Erling Haaland si sacrifica in fase difensiva, salvando la propria squadra in un paio di occasioni determinanti.

Lo stesso vale per Alexander Sørloth, che in più di un'occasione si trasforma quasi in un difensore aggiunto, lasciando a Antonio Nusa, autore di una rete semplicemente spettacolare, il compito di segnare il gol decisivo che regala la vittoria alla Norvegia.

Purtroppo, per noi appassionati di bel calcio, resta la sensazione che questa squadra possa esprimere molto di più. Il pur valido Marcus Pedersen offre una prestazione sufficiente, ma dalla panchina entrano giocatori come Patrick Berg che, almeno a questi livelli, non sembrano avere il passo di una competizione mondiale.

A centrocampo si sente la mancanza di elementi capaci di dare maggiore qualità e personalità, come Thorstvedt e soprattutto Morten Thorsby. Inoltre sorprende la scelta di lasciare in panchina un difensore esperto come Leo Østigård.

Gli schemi proposti dal commissario tecnico Ståle Solbakken appaiono ancora troppo prudenti e rinunciatari. Spero davvero di non rivedere questo atteggiamento nella sfida contro il Brasile.

Robert Fogelberg Rota

Elanga den nya Nacka

Heja Sverige – trots allt

Efter en bra match mot Tunisien skrev det svenska landslaget tyvärr ett skamligt kapitel i sin historia mot Nederländerna. Holländarna vann utan att egentligen behöva anstränga sig.

Jag har fortfarande fullt förtroende för Graham Potter. Han är en intelligent tränare som har lyckats med något som nästan kan beskrivas som ett halvt mirakel: att ta Sverige till VM efter segrar mot två starka slaviska landslag – Ukraina och framför allt Robert Lewandowskis Polen.

Mot Japan borde Sverige däremot ha vunnit, precis som man gjorde under det näst senaste VM. Japan är ett bra lag och hade planens bäste spelare i målvakten Zion Suzuki, som spelar i Parma. Han gjorde en fantastisk insats.

Den japanska backlinjen med Itakura, Hiroki Ito och Seko spelade mycket tufft och disciplinerat, nästan som en grupp yakuzakrigare. Dessutom imponerades jag av Yukinari Sugawara. Det vore nästan som om Sverige hade en spelare som hette Oxenstierna eller Sture – namn med en lika stark historisk betydelse.

Förutom dem spelade även Daizen Maeda och Nakamura bra. Trots det är jag inte särskilt imponerad av Japan som lag. De spelar en mycket defensiv fotboll.

Sverige är däremot ett mycket offensivt lag. Vi har två fantastiska anfallare, inte minst Viktor Gyökeres. Han är enligt min mening den ende svenske spelaren som verkligen kan mäta sig med världsstjärnor som Vinícius Júnior, Kylian Mbappé, Lamine Yamal, Christian Pulisic, Ousmane Dembélé och Erling Haaland. Skillnaden är att Gyökeres ofta tvingas hämta bollen alldeles för långt ner i planen och pressa motståndarna alldeles för mycket, vilket gör att hans offensiva kvaliteter inte kommer till sin rätt.

Sverige lyckades undvika en fullständig katastrof tack vare Johan Widell Zetterströms fantastiska räddningar. Utan honom kunde nederlaget mot Nederländerna ha blivit betydligt större.

Backlinjen fungerade däremot inte alls. Visserligen saknades Emil Holm på grund av skada, vilket naturligtvis påverkade laget, men även Victor Lindelöf såg ut som en blek kopia av den spelare vi har sett i Aston Villa. Detsamma gäller Isak Hien, som inte alls visade den nivå han brukar hålla i Atalanta under Gian Piero Gasperini.

Personligen uppskattar jag inte heller Strouds insats. För mig saknar han både personlighet och den tekniska kvalitet som krävs på den här nivån. Samma bedömning gör jag av Bernhardsson och framför allt Lagerbielke.

Dessutom finns det flera frågetecken kring laguttagningen. Jag förstår inte varför Gudmundsson, som visserligen är en bra spelare i Leeds United, får spela nästan hela tiden, medan två mycket skickliga spelare som Ken Sema, som känner Potter väl trots att han spelar på Cypern, och framför allt Daniel Svensson, en av Bundesligas mest lovande mittfältare, får vänta så länge på sina chanser.

Potter vill spela en attraktiv och offensiv fotboll, precis som han gjorde i Östersund och senare i Chelsea. Men enligt min mening saknar hans lag fortfarande den pondus, den cynism och framför allt den förmåga att avgöra matcher som krävs på den allra högsta nivån. Det är för mig Sveriges största problem.

Sverige var faktiskt mycket nära att tappa matchen helt om inte Anthony Elanga hade räddat laget när det behövdes som mest.

Elanga hade oturen att komma till Manchester United under en mycket svår period för klubben, men sedan flytten till Newcastle har han visat sin verkliga klass. Han spelar med glädje, fart och teknisk skicklighet. På många sätt påminner hans spelstil mig om en av Sveriges största spelare genom tiderna, Lennart "Nacka" Skoglund. Elanga kanske inte har samma genialitet som Nacka, men han är ännu mer disciplinerad och betydligt mer uppoffrande för laget.

Han gjorde dessutom ett av VM vackraste mål och var bara ett hårstrå från att göra ytterligare ett. Hans potential är enorm.

Precis som Nacka Skoglund och Thomas Brolin kan Elanga bli en symbol för ett svenskt landslag som både har kvaliteten och, enligt min mening, den moraliska plikten att tillhöra världens fyra bästa landslag.

Sverige står i dag inför stora politiska och internationella utmaningar, och många kan ha olika uppfattningar om landets utrikespolitik. Trots det är Sverige fortfarande ett av världens mest demokratiska samhällen, och landslaget kan fortsätta att vara en symbol för sammanhållning, mod och framtidstro.

Först hade vi Nacka Skoglund, den enkle arbetarkillen med den fantastiska talangen. Sedan kom Thomas Brolin, en spelare med stor personlighet och kreativitet. Nu kan Anthony Elanga bli symbolen för ett nytt Sverige – ett land som förändras men som samtidigt bevarar sina bästa traditioner.

Jag är övertygad om att Sverige har kvaliteten för att nå semifinal. Nu gäller det bara att visa det även på planen.

Robert Fogelberg Rota

Romelu Lukaku rovina la festa all’Egitto

I Mondiali di calcio in USA, Messico e Canada saranno tra i più controversi di sempre, forse superando quelli degli anni Sessanta (dove il Cile a forza di botte raggiunse il terzo posto), quelli in Inghilterra, e per me anche quelli in Sudafrica o del 1954, dove forse l’Ungheria venne defraudata dalla Germania Ovest.

Per ora, questi Mondiali nel segno di Trump vedono protagoniste due delle nazioni calcistiche più vicine, ma al contempo più lontane dalla sua visione geopolitica: la Germania, che ha brutalizzato Curaçao, e la Svezia, che ha fatto lo stesso con la Tunisia (la quale si è macchiata di un gioco molto pesante).

L’Egitto, sebbene schieri un giocatore veramente grandissimo come Salah, attira un interesse enorme da ogni punto di vista, che spesso però si esaspera in una violenza gratuita, diventata terribile in diversi casi. Contro il Belgio, l'Egitto presenta comunque una partita stupenda, schierando un ottimo portiere come Shobair e una bella linea difensiva con Hany, Ibrahim e Attia. Il bravissimo allenatore Hassan fa giocare benissimo i suoi centrocampisti, ripartendo nella migliore tradizione italiana.

A questo impianto si aggiunge la prestazione del bravissimo Courtois, che si conferma uno dei migliori portieri della storia, capace di parare non solo i tiri dell’autore del bellissimo gol dell’Egitto, Marmoush, ma anche quelli di "Zico" (che merita il suo soprannome) e di parecchi altri. L'allenatore del Belgio si muove forse come prima facevano Bearzot e Lippi (e anche Mancini, che però è rimasto quasi sempre troppo legato a un'idea di gioco fissa).

A parte Courtois, la linea difensiva del Belgio è molto noiosa e non incide: Meunier, Ngoy, Mechele, Castagne e De Cuyper faticano parecchio. Anche Onana, Raskin e Tielemans non riescono a combinare nulla, e si vede chiaramente che sia De Bruyne sia De Ketelaere sono fuori partita.

In questo scenario, c'è solo una persona capace di inventarsi qualcosa di buono: Romelu Lukaku. Con una zampata e un pizzico di fortuna, mette tutto a posto, salvando il Belgio da una clamorosa figuraccia e rovinando la festa agli egiziani.

Robert Fogelberg Rota

Vittoria ma amara per Parigi

Ottimo Luis Enrique, ma chiacchiere a zero

Allora, per prima cosa sembra che, dopo i Galácticos e le epoche successive, siano tornate le grandi squadre a dominare la Champions League, come ai tempi dell’Ajax, del Bayern Monaco e, ancora prima, del Benfica, dell'Inter e del Milan di Sacchi. Il PSG si iscrive a questo club, anche se la sua vittoria rimane macchiata da due pecche enormi: non essere avvenuta nei tempi regolamentari e il comportamento indegno dei tifosi di casa. Questi ultimi hanno creato un caos da condannare senza se e senza ma, che mette in crisi lo Stato francese. Se una vittoria dà l’avvio a qualcosa di simile, mettere la città a ferro e fuoco significa che c’é molto che non funziona in una società che tollera, ma anche provoca tutto questo, e in persone che scelgono solo questo tipo di comunicazione.

Riguardo all'Arsenal, ha giocato la partita giusta con alcuni uomini veramente bravi come Rice, Ødegaard e soprattutto Hincapié, autore di un grandissimo gol. Al contrario, per me il pur bravo allenatore Mikel Arteta ha commesso due errori madornali: non far giocare Centofanti e tenere Martinelli e soprattutto Havertz troppo a lungo in panchina; una gestione opposta a quella di Luis Enrique.

Enrique utilizza nella maniera migliore Dembélé, un giocatore da Pallone d’Oro, ma soprattutto il migliore in campo: Kvaratskhelia. Quest'ultimo riesce a ottenere un rigore giustissimo (anche se cercato) e dialoga benissimo con Fabián Ruiz e Vitinha. Ottimo anche Marquinhos, eccezionale per un’altra dote, la sportività, e l’enorme Hakimi, per me il miglior giocatore africano di sempre. Si aggiungano Neves e il resto della squadra: quello che fa Luis Enrique è lavorare con ottimi elementi che giocano al meglio in quello che deve essere il calcio, soprattutto un gioco di squadra, dove si gioca non solo per vincere ma anche per far divertire.

Questo spirito si vede benissimo anche in elementi come il portiere Safonov che, anziché far rimpiangere Donnarumma o sembrare solo una scommessa, si mostra solido, bravo, inserito, preciso e concentrato. Ricorda la tradizione russa con Lev Jašin (l’Uomo Ragno) ma anche Dasaev, in un momento storico in cui la Russia e la Francia sono in contesti geopolitici tesi. Anche giocatori che non sono forse prime scelte nel calcio mondiale, come Pacho e Nuno Mendes, fanno più di quello che ci si potrebbe immaginare, mostrando che il PSG non è un semplice club, ma il club in grado di fare più del dovuto nella maniera migliore. Si mostrano per quello che dovrebbe essere il calcio: un gioco divertente e di squadra.

Una vittoria strameritata e mi auguro di vederne delle altre.

Marianen Vitinova

Gran finale

Britannia Rules: Crystal Palace vs Rayo Vallecano

La partita tra Crystal Palace e Rayo Vallecano finisce a Lipsia secondo pronostico, ma si rivela una delle sfide più belle, spettacolari e combattute dell'anno. Un match in cui vediamo chiaramente quanto sia nettamente superiore il livello di calcio della LaLiga e della Premier League rispetto a tutti gli altri campionati.

Prima di tutto, i veri protagonisti sono i due portieri: Henderson da una parte e Batalla dall'altra, autori di parate bellissime. La partita è iper-spettacolare, dura ma corretta, nonostante le squadre giochino molto abbottonate.

Sicuramente c'è chi dà ancora più degli altri in campo. Tra le file del Rayo Vallecano, assistiamo a un'ottima prova di un instancabile e tecnico Jeremy Pino, autore di un gran gol, ma spicca anche Muñoz. Insieme a loro, i guerrieri del Rayo si schierano compatti: Lejeune, Ciss, Chavarría, Valentín, López, De Frutos, Palazón, García e Alemão.

Ma il Crystal Palace gioca una grande partita, un vero diamante che ottiene tantissimo e riesce a dare il meglio in tutto, trascinato da elementi come Kamada, Wharton, Mitchell e Sarr.

Una grande partita sotto ogni punto di vista!

Marinene Fogelberg

Un anno di calcio tra A e B

L'anno di Chivu, ma non del calcio italiano


La chiusura di questa Serie A non porta particolari rimpianti. Un campionato che è stato dominato dall’Inter, la cui migliore partita è stata forse il derby Torino-Juventus, dove Spalletti ha messo su una buona squadra che però non lo capisce. D’Aversa, tra l’indifferenza generale, ha giocato bene, in modo carino e simpatico. È anche un'annata in cui si registrano due record negativi: il terzo Mondiale consecutivo al quale l’Italia non parteciperà (eliminata da un avversario inferiore che bisogna sperare faccia il botto) e dei risultati nelle coppe europee a dir poco imbarazzanti.

La Fiorentina di Kean (che passerà agli annali per un attacco alla libertà d’espressione e per essersi reso colpevole di un episodio di razzismo) non ha fatto molto, anzi, ha fatto schifo: prima dell’eliminazione contro il Crystal Palace ha fatto ridere tutti. Nonostante una salvezza raggiunta senza patemi d’animo, resta la compagine che non si prende la classifica di peggiore squadra solo per la presenza del Pisa. Quest'ultima, nonostante una buona rosa, come compagine della Repubblica Marinara fa ridere su tutta la linea. Il Hellas Verona aveva una rosa debole e retrocede, ma tutto sommato ha fatto qualche buona partita. L’unica vera lotta per la retrocessione è quella tra la Cremonese, che delude, e l’ottimo Lecce, che si mostra forse come l'alfiere del Sud insieme al Napoli.

Il Napoli è un'ottima compagine, ha un ottimo tecnico e bei giocatori, anche se con una vertenza — quella di Lukaku — ridicola per tutti (il giocatore andava ceduto). Gli azzurri arrivano secondi ma non giocano bene; cosa che fa invece il Como, che però secondo me manca la conquista del suo primo titolo: una Coppa Italia che avrebbe anche potuto vincere se avesse giocato con più convinzione la semifinale. Il campionato della Lazio, anche se nobilitato da una finale di Coppa Italia, è quanto di peggio si poteva sperare. La Roma, che regala insieme al Bologna un bel campionato, sembra aver trovato una certa serenità, tutto sommato bene; il Bologna, invece, può dirsi tra i delusi, non avendo cavato un ragno dal buco.

Sul Milan si è detto tanto: inizia bene e finisce malissimo, soprattutto per un uomo, Allegri, ormai ridotto a un meme, il che dispiace e non poco. È un campionato dove abbiamo club senza ambizione: il Torino, che però ha una bella coppia d’attaccanti come Simeone e Zapata; il Sassuolo di Berardi; e il Parma, che forse ha espresso il calcio migliore. A questi si aggiungono quelli che hanno veramente sottopresentato: l’Udinese che, nonostante Zaniolo, è guidata da un tecnico che fa venire il latte alle ginocchia, e il Genoa, del quale non parlo perché non merita di essere nominato. L’Atalanta, dal canto suo, con un grande organico ma cambiando l’allenatore, mette in piedi l’unica rimonta eccitante, per poi venire però brutalizzata, senza se e senza ma, dal Bayern Monaco.

Dalla Serie B arrivano due compagini con un grande pubblico ma poco più, il Venezia e il Frosinone, che però potrebbero anche realizzare il botto, e il Monza, "giocattolino" della famiglia Berlusconi. Dispiace parecchio per il Catanzaro (un piccolo mito), per l'Avellino, per la simpatica Juve Stabia, ma soprattutto per la mia città preferita: Palermo. Il Palermo, con uno degli stadi più classici e belli, il Barbera, e alcuni campionissimi come il mitico Jajalo e il poco conosciuto Siniša, purtroppo si è affidato a Filippo Inzaghi. Il Filippo giocatore non si discute, ma l’allenatore continua in un catenaccio rinunciatario e a tratti ridicolo. Così come il Mantova che, al pari del Modena e del Cesena, sembra accontentarsi di stare in una Serie B senza ambizioni.

Per finire, questo resta l’anno peggiore in assoluto della Sampdoria. Molti mi diranno: "Ma ti sei salvato!". Per me, nonostante Barak sia un giocatore finito, questa Sampdoria aveva una compagine in grado di fare bene con uomini come Henderson e Coda, e Lombardo si è mostrato un bel salvatore della patria. L’anno prossimo sono arrivati club con una buona tradizione, come il Lanerossi Vicenza e il Benevento, un Palermo che vuole prendersi il posto che gli spetta, e arriverà una tra Brescia, Ascoli o Salernitana (che odia la Sampdoria e quello che rappresenta). Ma la Samp deve arrivare in Serie A e basta.

Quindi, sarà un anno cruciale.

Robert Fogelberg Rota

Tedeschi surclassati

Fatti a pezzi

Parlare dopo il gol di Tielemans in Aston Villa-Friburgo è in pratica inutile. Il Friburgo, dove gioca Grifo, ha mostrato quasi tutti i limiti del calcio italiano tradizionale: poca duttilità, mentalità rinunciataria e l'essere capaci solo di dare calci al pallone. Ha dimostrato di essere un club discreto e niente più, mentre il Villa ha fatto una partita perfetta, obbligando il portiere avversario a delle parate incredibili e giocando bene in ogni zona del campo.

La linea difensiva tedesca ha sofferto molto: Kübler è andato in difficoltà, Ginter e Lienhart hanno concesso troppo, mentre il portiere Atubolu è stato il migliore in campo per i suoi con un voto di 7.

Tutto ha contribuito a una gara maiuscola dell'Aston Villa, caratterizzata da un'ottima impostazione e da gol meravigliosi, come quello di Tielemans (che secondo me, interpretando il ruolo in maniera perfetta, è tra i migliori giocatori al mondo). Lo stesso vale per gli altri: Konsa, Lenglet e Pau Torres sono stati incredibili. Corsa, disciplina, ma anche parecchia tecnica per una squadra matura, capace di sfruttare i lanci lunghi e non solo, nel migliore dei modi. Si tratta di una compagine in grado di giocare benissimo, senza strafare e senza commettere errori o eccessi.

Detto questo, non resta che augurarsi che questa volta la squadra vincitrice dell'Europa League possa giocarsela alla pari con quella della Champions, e farsi una domanda: come è stato possibile, negli ultimi anni, avere finali così a senso unico? Cito alcuni esempi, al di là dei risultati: Manchester City-Inter, Atalanta-Bayer Leverkusen, o la stessa partita di oggi. La risposta è semplice: le squadre che giocano, che osano e che hanno allenatori con una mentalità vincente, alla fine vincono.

La vera domanda ora è se le prossime finali saranno simili e se un allenatore come Southgate sarà in grado di trarre insegnamento da questi risultati.

Robert Fogelberg Rota

Sfide europee pazzesche e giocatori sbalati

La Collovati, l’Aston Villa e il Rayo

Confesso che, per una certa forma di amore dell’assurdo, a volte guardo La Zanzara. Caterina Collovati, anche se con il solito moralismo, ha detto alcune cose giuste. Naturalmente la trasmissione vive di qualunquismo e sensazionalismo, come spesso accade con un personaggio come Cruciani: forse anche simpatico, ma sicuramente irritante. Va presa per quello che è. Tuttavia è indubbio che certi calciatori, che potrebbero avere tutto, non dovrebbero finire coinvolti in situazioni degradanti o fare uso di gas esilaranti.

La vera domanda però è un’altra: perché il calcio italiano è in crisi ed è incapace di ottenere risultati paragonabili a quelli dell’estero?

Fa sorridere vedere persone che si definiscono molto di destra — una destra becera, più vicina forse alla vecchia borghesia giolittiana che non a quella fascista — sostenere che le squadre italiane dovrebbero avere solo uno o due stranieri, prendendo come esempio la Polonia. Il problema è che molti di questi personaggi in Polonia non ci sono mai stati e, anche se ci andassero, probabilmente capirebbero poco delle difficoltà reali del paese. La verità, piaccia o no, è che il calcio oggi è completamente globalizzato.

Per parlare di calcio cito persino una persona che di tattica mastica poco, Cruciani, e vorrei aggiungere un altro “populista”, nel senso di uno che propone soluzioni semplici: Antonio Cassano. Però FantAntonio — che da sampdoriano continuo ad amare, anche se ha vinto meno di quanto meritasse — una cosa l’ha capita: il problema è il modo di giocare.

Se guardiamo la bellissima partita giocata davanti a uno scatenato Principe William tra Aston Villa e Nottingham Forest, vediamo due squadre che hanno coraggio. Il Forest, guidato da un ottimo Ortega in porta, con una buona linea difensiva composta da Morato, Neco Williams e Milenković, oltre ad attaccanti pericolosi come Igor Jesus, McAtee e Wood, riesce spesso a mettere in difficoltà Martínez.

Ma il Villa, spinto da un pubblico meraviglioso, riesce a imporre il proprio gioco: pressing, intensità, inserimenti continui e due splendidi gol grazie a McGinn, Buendía e Watkins. Giocatori come Tielemans e Lindelöf corrono, combattono e attaccano senza paura, ma allo stesso tempo mantengono equilibrio. La loro è una difesa alta fatta con coraggio e organizzazione, non con improvvisazione.

Questo coraggio manca invece a molte squadre italiane: al Milan di Allegri, all’Udinese, al Sassuolo e perfino al Genoa, squadre che magari ottengono risultati ma spesso senza qualità di gioco.

Lo stesso problema si vede chiaramente anche a Strasburgo, in Alsazia, dove il portiere Penders e difensori come Doué, Doukouré e Omobamidele cercano di opporsi al Rayo Vallecano, una squadra che gioca con personalità. La difesa con Lejeune, Ciss, Chavarría e Ratiu accompagna spesso l’azione offensiva, mentre giocatori come Pacha Espino e soprattutto Alemão non solo attaccano e segnano, ma tornano anche a difendere.

Sono due esempi di calcio moderno, intenso e coraggioso: un calcio che anche le squadre italiane potrebbero provare a fare.

Robert Fogelberg Rota

Un grande giocatore ci ha lasciati

Evaristo Beccalossi ci ha lasciati

Evaristo Beccalossi purtroppo ci ha lasciati e, per prima cosa, desidero fare le mie condoglianze alla famiglia.

Da tifoso sampdoriano lo ricordo per nove partite piuttosto incolori in una Sampdoria piena di campioni come Brady, Francis e Mancini, allora ancora acerbo e forse troppo goliardico. Però Beccalossi appartiene anche alla categoria di giocatori come Signori, Doni, Pazzini, Cassano, Damsgaard e, perché no, Quagliarella: calciatori che avrebbero meritato almeno un grande trofeo ma che non sono riusciti a conquistarlo.

La carriera di Evaristo resta soprattutto legata all’Inter, dove incantò i tifosi con il suo talento. Tuttavia viene spesso ricordato soprattutto per i due rigori sbagliati contro lo Slovan Bratislava, ma questo giudizio è ingeneroso, così come fu ingenerosa la società di allora, molto diversa dall’Inter di oggi o da quella costruita sotto Pellegrini e Moratti.

Forse pesò anche la rivalità con Hansi Müller, ottimo giocatore ma meno fantasioso e divertente.

Per me Beccalossi resta un grandissimo calciatore e per niente un incompiuto.

Ciao Evaristo.

Lautrao Martinez vince lo scudetto

L’Inter vince lo scudetto

Questo articolo è una risposta a quanto scritto, in parole non troppo convincenti, da Ivan Zazzaroni. Non ho nulla contro Zazzaroni, ma ho trovato il suo editoriale un po’ moscio e ho voluto rispondere con un altro contributo.

Il calcio italiano è nel suo anno più nerazzurro in assoluto: l’Inter vince nettamente uno scudetto per loro magnifico. Bravissimi Çalhanoğlu e Mkhitaryan, fantasisti di grande qualità, e Dimarco, che però in nazionale si mostra un po’ sottotono. A questo si aggiungono una buona difesa e Lautaro Martínez, insieme a Thuram, che si confermano punte veramente forti.

Il problema è che gli avversari a San Siro, come il Parma, un po’ come il Sassuolo, l’Udinese e anche il Torino (che però ha giocato bene con D’Aversa, anche grazie a Simeone, giocatore secondo me molto sottovalutato), non sono stati sempre all’altezza.

A questo aggiungiamo che, tra le squadre migliori dopo l’Inter, come il Napoli e il Como, si è visto spesso un calcio molto difensivo. Il Como non ha quasi utilizzato alcune soluzioni offensive che avrebbero potuto portare a più gol, mentre nel Napoli, nonostante De Bruyne potesse garantire una qualità superiore, non si è raggiunto il livello di prestazioni visto, per esempio, nella Roma, superlativa contro una Fiorentina troppo arrendevole.

Robert Fogelberg Rota

Siamo Salvi

Il biondo, il pelato e il danese

Sampdoria – Südtirol è stata una partita molto dura e difficile, in cui la squadra di Castori ha giocato davvero bene. Si tratta di un gruppo tosto, guerriero, cattivissimo agonisticamente, con una linea difensiva guidata dall’ottimo portiere Davide Adamonis e da giocatori esperti e combattivi come Frederic Veseli, Andrea Pietrangeli, Salvatore El Kaouakibi, Kevin Zedadka e Davide Frigerio. A questi si aggiungono un bellissimo giocatore come Fabian Tait e un bomber come Emanuele Pecorino, ben messi in campo e dotati di grande aggressività.

Un’aggressività tale che, con lanci lunghi e continui, mette più volte alla prova il “biondo”, il nostro Martinelli, costretto a diverse acrobazie e parate magiche, degne di grandi numeri uno come Ivano Bordon, Gianluca Pagliuca, Walter Zenga e Emil Audero. Il resto della difesa fa comunque la sua partita con uomini come Di Pardo, Palma, Viti e Giordano, ma anche Ricci e Henderson, che lottano e sbuffano costruendo un vero muro a centrocampo.

Qui entra in scena — e spero che il buon Attilio mi perdoni — “il pelato”, ovvero il regista di una linea di guerrieri esperti: Henderson, che dimostra di essere un ottimo giocatore, Ricci, ma anche Luigi Cherubini e Brunori, che lavorano secondo principi di calcio totale, degni della grande Paesi Bassi ma anche della sorprendente Corea del Sud del quarto posto mondiale.

A questi aggiungiamo il buon Toma Bašić Begić, ormai inserito e sempre utile, e Oliver Abildgaard, autore di un gran gol ma anche di una partita preziosa senza palla, simile a quelle che erano soliti fare tanti giocatori provenienti dalla terra di Amleto.

Purtroppo la partita, anche per merito dei due portieri, regala pochi gol, un po’ come certe sfide storiche della Sampdoria. Massimo Coda sbaglia un’occasione importante: per me resta uno dei migliori, ma anche tra i più penalizzati da gestioni tecniche discutibili.

Qui vorrei aprire due considerazioni. La prima: la vittoria della Sampdoria, giustamente, arriva il Festa dei Lavoratori, quasi un simbolo per una squadra operaia e combattiva. La seconda: la società ha sbagliato non tanto negli acquisti quanto nelle scelte degli allenatori. Lombardo ha dato a ciascuno un ruolo, una possibilità, una fiducia che si è tradotta in prestazioni molto positive.

È vero, c’è stata una batosta contro il Monza, ma la salvezza porta anche la sua firma. Bisogna costruire una squadra ascoltandolo. La Samp è una squadra che, come la Juventus — ma forse ancora di più — ha perso trofei e occasioni, e la “dama misteriosa” che cito è un omaggio alla sua storia.

Sempre forza Samp!

Italia serve agli USa non solo calcio

Italia sì, Italia no: la terra dei cachi

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Dopo l’eliminazione veramente sconvolgente da parte della Bosnia — che, siamo onesti, non è niente di speciale — l’Italia può ancora sperare di tornare ai Mondiali. Sarebbe un evento super positivo per tutti: per il torneo, per gli USA e per l’Italia in toto. Tuttavia, prima di affrontare il problema da un punto di vista tattico, bisogna analizzarlo sotto il profilo politico.

Trump è sceso in campo in una guerra lunga, difficile e piena d’insidie per l’unico alleato sicuro degli USA: Israele. Nonostante i reiterati attacchi alla popolazione civile, e nonostante il precedente della Federazione Russa, Israele non è stato escluso. La FIFA, infatti, sa bene che la nuova frontiera del calcio come industria globale — dopo il parziale fallimento del progetto cinese — si trova nel Nord America. Non tanto in Messico (molto pubblico, ma pochi capitali) o in Canada (buon pubblico, ma mercato limitato), quanto negli USA.

Oggi gli Stati Uniti hanno una buona compagine che gioca un calcio molto "olandese" — anzi, paradossalmente più olandese di quanto facciano oggi i Paesi Bassi — cresciuto costantemente dopo il Mondiale del 1994. In questo scenario, il prossimo Mondiale potrebbe dare ancora di più con una vittoria azzurra. A molti sembrerà un’esagerazione, ma per me può avvenire, soprattutto grazie a due pilastri: Donnarumma, sicuramente il miglior portiere al mondo, e Scamacca.

Il tutto, però, a una condizione: che siano guidati da Gasperini. Sinceramente, negli ultimi dieci anni, a parte la bella vittoria della Roma in Conference League, l'unica vera nota positiva per le compagini italiane è stata l’Atalanta quando ha vinto l'Europa League. Bisogna dare la Nazionale a Gasperini, concedendogli il tempo e i giocatori giusti. Solo così ci riusciremo.

i Robert Fogelberg Rota

Una Samp mediocre

Sampdoria, passo indietro pesante: il Mantova punisce ogni errore

UC Sampdoria
Mantova 1911

La sconfitta della Sampdoria sul campo del Mantova rappresenta un netto passo indietro nel percorso di crescita della squadra blucerchiata. Una partita mal interpretata, giocata con discontinuità e pagata a caro prezzo contro un avversario meno attrezzato sul piano tecnico ma più concreto e determinato.

Nel primo tempo il Mantova sorprende per organizzazione e intensità. L’iniziale esclusione di Bragantini sembrava poter agevolare la Samp, ma l’ingresso dell’attaccante cambia l’inerzia della gara: due giocate decisive certificano la sua capacità di incidere nei momenti chiave. Insieme alle buone prestazioni di Badi tra i pali e di Paoletti e Kouda in mezzo al campo, il Mantova costruisce una vittoria fondata su pragmatismo e spirito collettivo.

Al di là dei singoli, la squadra lombarda — pur con limiti strutturali evidenti — mostra identità e compattezza, qualità spesso decisive nella lotta per la permanenza in Serie B. Il sostegno dell’ambiente e la tradizione calcistica della città costituiscono un valore aggiunto per una società che punta prima di tutto alla stabilità.

Sul fronte Sampdoria, emergono invece fragilità già intraviste nelle scorse settimane. A tratti la manovra appare ordinata: la linea difensiva si muove con discreta compattezza, Hadzikadunic e Abildgaard garantiscono fisicità e una prima costruzione pulita, mentre Henderson si distingue per dinamismo, nonostante l’episodio del rigore non concesso che lascia più di un dubbio.

Il problema, però, nasce nella continuità. La squadra fatica a mantenere ritmo e pressione, arretra progressivamente il baricentro e concede campo agli avversari. In questo contesto Cherubini non riesce a esprimere il proprio talento, isolato tra le linee e poco supportato.

In attacco la prestazione risulta insufficiente. Borini vive una giornata complicata, impreciso sotto porta e poco lucido nelle scelte. Begic firma l’unico gol blucerchiato ma non garantisce peso offensivo costante. Nel secondo tempo l’assetto si sbilancia senza produrre reali benefici: De Paoli fatica a incidere, Barák appare lontano dalla migliore condizione e Soleri non riesce a dare profondità.

Il risultato è una sconfitta che rilancia le ambizioni del Mantova e costringe la Sampdoria a interrogarsi nuovamente sulla propria identità tecnica e mentale. Servono equilibrio, continuità e maggiore personalità per evitare di compromettere una stagione già complessa.

Il Milan vince, il Como gioca:

Allegri e il trionfo del "calcio all'italiana


Fermo restando il risultato, la sconfitta di ieri del Como avrà lasciato molti individui – soprattutto gli appassionati di calcio – scocciati e anche offesi. A tutti gli effetti, la squadra lariana è stata la migliore in campo: quella che ha fatto vedere il calcio più spettacolare. Prima con un gran bel gol imparabile, poi con una serie di attacchi ben lanciati e piacevoli, frutto di un gruppo dove tutti giocano per il bene comune.

Il rigore di Christopher Nkunku era quasi parato dal bravissimo portiere del Como, se non fosse stato tirato così precisamente. Da notare che, tra le ottime parate di Mike Maignan (il migliore portiere in assoluto) e alcuni errori fatti in maniera troppo precipitosa dagli avversari, emerge una notevole idea di fondo: il Milan è una compagine che gioca molto "prudentemente".

La domanda da farsi è se sia giusto e morale premiare un rigore che è stato così palesemente cercato – in una maniera per me sbagliatissima, ma legittima – da Rabiot, il migliore in campo. Parliamo di giocatori esperti, in grado di gestire la partita in maniera molto facile. Insieme a Nkunku (e al grandissimo Modric), Rabiot domanda la partita da centrocampo, compensando anche la presenza di un giocatore dalle enormi possibilità come Leao, che però gioca sempre in un modo indisponente. Il resto del Milan è fatto dai Fofana, dai Tomori, dai Gabbia: giocatori non di eccelso tasso tecnico, ma capaci di fare squadra e quadrato, con anche un Saelemaekers ormai ridotto a correre e pedalare.

Il Como, invece, rischia di essere una cicala. Seppur sia vero che il portiere (Butez/Ramon), lo sfortunato Van der Brempt e Baturina siano bravi e abbiano un grosso tasso tecnico, e che gli schemi di Fabregas siano super piacevoli, la compagine manca di concretezza e spirito di sacrificio. Tiene in campo un Morata "bollito", super quotato ma poco presente. A questo si aggiunge la mancanza di un vero centravanti, visto l'errore di aver ceduto Belotti senza cercare un sostituto adeguato.

Personalmente ritengo questa strategia sbagliatissima. Questi sono giocatori che "piacciono", ma il calcio richiede sostanza. Forse aver regalato alla Sampdoria due rincalzi di lusso (come i giovani talenti citati) è stato un errore.

Consiglierei al Como di agire sul mercato acquistando un vero centravanti "vecchio stampo", e il nome giusto sarebbe Gianluca Scamacca.

Vorrei citare tre esempi di "provinciali" vincenti: il Cagliari di Riva, il Verona di Elkjaer Larsen e soprattutto la Sampdoria di Vialli. Tutte queste vincevano lo scudetto grazie a questi grandi finalizzatori. Al contrario, una squadra con più potenziale economico e blasone come il Parma, anche se aveva un grandissimo giocatore come Asprilla, non ha saputo ripetersi proprio per mancanza di quella concretezza.

Detto questo, auguro al Como ogni bene, perché il calcio ha bisogno di compagini come questa.

Robert Fogelberg Rota

Lautaro Martinez signiori un goal che forse vale lo scudetto

Quando la VAR serve (purtroppo) a rovinare il calcio

Atalanta–Inter è una partita che, a parte Marotta — probabilmente l’unica vera persona che capisce di calcio in Europa tra i personaggi famosi — e Chivu, vera e propria rivelazione del campionato, non serve a nessuno e riesce solo a far arrabbiare tutti.

La partita finisce 1–0 per l’Inter, ma il risultato non racconta nulla di utile. I migliori dell’Atalanta sono Carnesecchi e soprattutto Hien, un giocatore che ricorda i migliori stopper italiani. Questo esito non serve a nessuno: mette pressione sulle squadre che giocano davvero bene, ovvero la Roma e soprattutto il Napoli, e affossa l’Atalanta, che può solo sperare — per non sparire del tutto dal calcio che conta — in una vittoria alquanto improbabile, in Coppa Italia o, ancora peggio, in Champions League.

La partita sarebbe dovuta finire 2–2, con altre tre reti splendide di Thuram, De Ketelaere e Scamacca, anche se tutti i gol, al limite del regolamento, sono stati annullati: decisioni corrette dal punto di vista arbitrale, ma negative per lo spettacolo.

Si aggiungono le parate decisive di Carnesecchi, un gol sbagliato da Perisic e uno da Barella. Ne è uscita una partita comunque spettacolare, che avrebbe potuto esserlo ancora di più senza la VAR, dando al pubblico ciò che vuole: i gol, le giocate ad effetto, le aperture di gioco. Tutte cose che ci sono state, ma che non fanno testo quando si resta prigionieri della logica dei pochi gol.

Per me, questa logica ha rovinato una partita che poteva e doveva essere migliore, offrire ancora più spettacolo e dare al pubblico ciò che davvero cerca.

Questo, come il risultato della qualificazione, il malaugurato esito di Bruges–Atalanta e la totale inefficienza del Napoli nelle coppe europee, racconta un momento difficile del nostro calcio. Speriamo in due miracoli da Fiorentina e Atalanta e in un buon Mondiale.

Robert Fogelberg Rota

Il Palermo vince la Samp non convince

La Sampdoria ormai è nel baratro

Palermo–Sampdoria è, in un certo senso, la mia partita. Essendo arrivato nella città di fuoco — per me bellissima — quasi in contemporanea con il pullman della Sampdoria, e avendo pubblicato un post diventato quasi virale a livello di meme, con persone che continuavano a contattarmi in una girandola di commenti, tra i pochi doriani presenti allo stadio e insieme a un ex giocatore, posso finalmente scrivere alcune considerazioni.

La prima riguarda Palermo, che definisco “città di fuoco”. Per qualità della vita, gastronomia, bellezza degli abitanti, pulizia e cura urbana, esistono quattro città che, in Italia e in Europa, considero straordinarie:
Urbino, la città dell’aria, bella, tranquilla e mite;
Genova, industriale, burbera ma profondamente simpatica e concreta;
Venezia, elegante, sensuale, caotica e sempre in festa;
e Palermo, che sorge in un paesaggio magnifico, magico, quasi lunare, quello della Conca d’Oro.

Palermo possiede uno dei centri storici più belli e vivibili al mondo, con strade larghe, caffè, street food eccezionale e una varietà umana e femminile unica. È una città vera, viva e pulsante. In una zona di architettura razionale ma non brutale sorge lo stadio Barbera — o “La Favorita” per chi ha qualche capello grigio — con un bel museo interno e una tifoseria storica, dura, autentica, ma anche composta. Qui gioca una squadra con quella che è probabilmente la seconda maglia più bella al mondo: il Palermo Calcio.

Purtroppo, come molte realtà siciliane, il Palermo ha avuto una storia travagliata nel Novecento: due finali di Coppa Italia perse in modo discutibile (una contro il Bologna), e nel periodo dell’ultimo vero patron, Zamparini, un calcio spettacolare culminato con una finale persa contro una grande Inter e una sfida con la Sampdoria che avrebbe potuto valere la Champions League.

Dopo la partecipazione della Sampdoria in Europa — segnata dalla sconfitta con il Werder Brema e dall’errore di De Carlo, che segnò l’inizio della fine societaria — le sfide tra blucerchiati e rosanero sono diventate gare corrette e combattute. Il 12/12/2025 viene deciso da uno splendido gol di Le Douaron, da cineteca, arrivato però in contropiede.

Filippo Inzaghi, ex grande bomber, allena i rosanero, ma c’è un problema evidente: il Palermo gioca in modo eccessivamente difensivo, basato quasi esclusivamente sul non prenderle. È un Palermo che esalta le qualità di giocatori di sacrificio come Palumbo — il migliore in campo — di Bini, difensore roccioso e tecnico, di Ranocchia, e di un portiere come Joronen, decisivo prima su Pafundi e poi su Pedrola, oltre al “ragno” Serge. Buona anche la prova di Bereszyński, tornato su ottimi livelli.

Ma è anche un Palermo in cui Joel Pohjanpalo è costretto a costruirsi da solo le occasioni: una conclusione esce di pochi millimetri. Un bomber di razza costretto a fare anche il regista. Tommaso Augello disputa una gara di puro sacrificio: pur avendolo criticato in passato, resta per me uno dei migliori blucerchiati di sempre, capace di mettere cross su cross, qui invece relegato a mediano di rottura.

Contro un avversario inferiore per tasso tecnico si poteva osare di più. Sia Bereszyński sia Augello avrebbero validi motivi per prendersela con la Sampdoria.

Se a inizio stagione mi avessero detto che la Samp avrebbe perso al Barbera, non mi sarei stupito. Il vero problema è che le sconfitte sono troppe e continuano in modo preoccupante. Ghidotti non è paragonabile ai grandi portieri del recente passato, ma disputa una gara sopra la media, evitando un passivo più pesante.

Le colpe non sono dei due scandinavi: Abildgaard, difensore tecnico e roccioso, capace di impostare, né del bosniaco-svedese Hadžikadunić, valido in rottura. Il problema è un gruppo di giocatori fuori ruolo e demotivati: Venturi, Benedetti, Conti — un vero oggetto misterioso — e Henderson, ex di turno, apparso bloccato, confuso e inconcludente.

Lo stesso vale per De Paoli, talento mai sbocciato, lezioso e macchinoso, e per Ioannou, tecnico ma ormai un lusso inutile. A complicare tutto, un centrocampo che non produce gioco. Coda ha un’occasione, ma è costretto a lavorare più per gli altri che per sé.

Pafundi e Pedrola giocano bene, così come Giordano. È incomprensibile inserire un difensore senza schierare Cherubini o Barák: una scelta che mostra sfiducia nei confronti di giocatori che, per qualità ed esperienza, potrebbero garantire una tranquilla permanenza in Serie B. Dopo il rigore sbagliato a Monza, Barák sembra un fantasma, vicino al ritiro.

È tempo di prendere coscienza della realtà: la squadra deve iniziare a fare risultati, a prendere punti, a non perdere. Angelo Gregucci deve dare un’identità precisa, un gioco, o almeno la capacità di adattarsi agli avversari. Senza un risultato a Padova, il baratro potrebbe diventare definitivo.

Robert Fogelberg Rota