Leo Woodall fa un ruolo memorabile


L'accordatore (The Tuner)

  • Regia: Daniel Roher

  • Interpreti: Dustin Hoffman, Havana Rose Liu, Leo Woodall, Lior Raz, Jean Reno, Tovah Feldshuh

  • Distribuzione: The Space

  • Voto: A-

Uno dei film più neri degli ultimi anni

Pochi film, soprattutto in questo recente periodo storico, sono così neri e ambigui. Un ex pianista prodigio si ritrova ad aiutare un gruppo di ladri estremamente brutali. La pellicola non fa sconti sulla violenza, come dimostra la scena della punizione inflitta da uno psicopatico a chi è già stato ampiamente punito dalla vita: il protagonista Nikki White, interpretato magistralmente da Leo Woodall.

Con un aspetto nordeuropeo, a metà tra l'anglosassone e il nordico, tatuato, dai lineamenti fini e atletico ma al contempo leggermente flaccido, White è un personaggio profondamente triste. Per lui la vita adulta si è trasformata in una sequenza di disgrazie; un'esistenza che non ha nulla di positivo da offrirgli, se non sofferenza. Questa sofferenza è materializzata da tre oggetti precisi:

  • La collezione di giocattoli in bella mostra sul suo furgone (tra cui spicca un soldatino inglese della Seconda Guerra Mondiale);

  • I pianoforti che deve riparare in continuazione;

  • Le cuffie antirumore, che sono ormai parte integrante della sua stessa identità.

Introverso per necessità, l’ex bambino prodigio (che darà prova del suo talento solo alla fine, in una scena notevole) incarna l'uomo occidentale incapace di ottenere qualcosa, se non attraverso un sarcasmo usato come difesa. Tutto il film è costruito per trasmettere questo dolore, non solo grazie alla regia, ma anche alla fotografia scurissima di Lowell A. Meyer e al montaggio di Greg O'Bryant, capace di rendere quasi fisiche le crisi di vomito del protagonista causate dal rumore.

Tra Fritz Lang e Alfred Hitchcock

Qui ritorniamo a un tipo di thriller che unisce l'estremo pessimismo di Fritz Lang alla forma hitchcockiana. Lo si nota nella figura del "MacDuff" di turno: lo stressato e quasi mafioso interpretato da David Reale. È lui a introdurre Uri, il cattivo e "satanasso" della situazione, di origine forse rom o ebraica, interpretato da Lior Raz. Il suo è un ruolo irritante nel volersi rendere simpatico a tutti i costi, ma in realtà è più sadico che brutale. È circondato da due sgherri quasi comici: Yoni, il "muscolo" interpretato da Gil Cohen, e Benny, l'unico a compiere qualcosa di "eroico", una figura comica e forse omosessuale, interpretata da un bravissimo Nissan Sakira, visibilmente in sovrappeso.

Tutto questo gruppo sembra rappresentare l'insieme dei nemici dell'americano "trumpiano". In mezzo c'è Ruthie, una giovane studentessa di composizione interpretata molto bene da Havana Rose Liu, con la quale Nikki prima si scontra e poi avvia una bellissima relazione. Il personaggio, con la sua bellezza comune e pulita, quasi da adolescente d'altri tempi, potrebbe risultare simpatico, ma in realtà nasconde un lato negativo nel suo essere assolutamente egocentrica. Una scena di pazzesca violenza psichica è quella che si consuma tra lei e Nikki prima del saggio di presentazione davanti a Messer, un famoso compositore interpretato da Jean Reno.

Quest'ultimo è un attore francese che vorremmo vedere sempre di più: per carisma, volto e capacità è un grandissimo che riesce a dare il meglio in ogni ruolo. Aqui interpreta un personaggio meschino, che vuole evitare grane e tratta malissimo gli altri. Ruthie e Messer condividono con Uri una cattiveria viperina nei confronti del povero Nikki. Hanno anche quel tipico "mormorare" che appartiene alla figura matriarcale di Marva, la bravissima Tovah Feldshuh. Marva, apparentemente una megera, si rivela invece una persona molto positiva e morbida, ed è la moglie di Harry Horowitz. Il personaggio di Marva "conosce senza sentire", ricordando il cieco de Il mostro di Düsseldorf ($M$) di Fritz Lang.

Il tocco di classe: Dustin Hoffman

Harry Horowitz, che si definisce nonno e non padre di Nikki, è interpretato da Dustin Hoffman, il vero diamante capace di nobilitare l'intera pellicola. Logicamente non spetta a me fare ulteriori elogi a questo capolavoro di naturalezza e capacità tecnica, un attore che viaggia sempre in completa osmosi con il personaggio. Qui interpreta un uomo malato che affronta con ironia la propria fine, causata dal non essersi preso cura di sé. Hoffman eleva il film proprio come aveva fatto nel ruolo di "Rizzo" nel monumentale Midnight Cowboy (Un uomo da marciapiede) di John Schlesinger, che resta uno dei migliori punti di riferimento per questo genere di storie negative.

In conclusione, Daniel Roher avrebbe potuto fare de L'accordatore un film davvero memorabile, al pari di Sentieri selvaggi di John Ford, se solo avesse spinto Nikki a darsi definitivamente alla delinquenza (come forse accenna a fare uscendo dopo aver suonato), oppure se lo avesse fatto finire come il protagonista di La donna del ritratto di Fritz Lang, ovvero un uomo che finisce per strada, il che sarebbe stato il finale più logico.

Ma in quel caso, probabilmente, il film l'avrei fatto io e non Daniel Roher, che secondo me è bravissimo.

Robert Fogelberg Rota