Un bravissimo Robert Pattinson

Molto postmoderno

Woke o non woke?

Titolo: Odissea
Regia: Christopher Nolan
Interpreti: Matt Damon, Anne Hathaway, Zendaya, Jon Bernthal, Robert Pattinson
Distribuzione: Sale cinematografiche
Voto: A

L'Odissea di Christopher Nolan è un film destinato a far discutere. Del resto, nella migliore tradizione del poema omerico, un'opera di questo tipo non poteva che suscitare polemiche. Quando le luci della sala si sono spente, ho deciso di giudicare il film nel modo più obiettivo possibile, chiedendomi soprattutto quanto la costruzione, o meglio la ricreazione, dell'immaginario omerico da parte di Nolan fosse coerente e convincente.

La fotografia è stupenda, grazie allo straordinario lavoro di Hoyte van Hoytema, coadiuvato dall'eccellente montatrice Jennifer Lame. Il film alterna con grande efficacia scene dal montaggio molto rapido, come la vendetta del protagonista o le battaglie contro i Lestrigoni, ad altre più contemplative, dove la natura diventa una delle vere protagoniste del racconto. La splendida Islanda, che impersona l'Ade, così come l'Italia e il Mediterraneo, vengono valorizzati in maniera eccezionale.

Molto bella anche la colonna sonora di Ludwig Göransson, cupa ("dark") ma allo stesso tempo ricca di sfumature sinfoniche.

Una delle sequenze che ho apprezzato di più, e che probabilmente sarà anche una delle più discusse, è la battaglia contro i Lestrigoni. Lo scontro nasce perché il poco simpatico Euriloco, interpretato da un bravissimo Himesh Patel, importuna un bambino appartenente a questo popolo. Il viziato e antipatico marmocchio, interpretato da Barnaby Nolan, richiama allora gli altri membri della tribù.

Si è parlato molto del look dei Lestrigoni, citando perfino Il mago di Oz. In realtà Nolan sceglie di equipaggiarli con armature rinascimentali, ispirate a quella del celebre gigante conservata a Innsbruck. Sono guerrieri brutali, armati di falcioni e spade ricurve, che fanno a pezzi tutto ciò che incontrano, comprese le navi, prima di essere abbattuti da Ulisse. Per me questo è uno dei tanti grandi ruoli di Matt Damon.

Il suo Ulisse è un eroe complesso: un guerriero violento, ma dotato anche di grandi qualità umane. Ama profondamente la propria patria, intesa non solo come terra, ma soprattutto come popolo e affetti. Splendida anche la storia d'amore con la moglie Penelope, interpretata da una bravissima Anne Hathaway, che riesce a richiamare, pur con una personalità propria, la grande interpretazione di Silvana Mangano.

Ulisse è inoltre un compagno d'armi leale, sia nei confronti dell'eccellente porcaro Plider, interpretato da un convincente Andrew Howard, sia verso Sinone, impersonato da Elliot Page. Il personaggio, dal volto androgino, rappresenta in modo intenso l'essere umano segnato dalla guerra. Soprattutto nella bellissima e inquietante scena ambientata nell'Ade, questo eroe, ormai morto, risulta straordinariamente riuscito. Mi ha ricordato, per profondità e saggezza, il personaggio interpretato da Allan Edwall ne La vergogna di Ingmar Bergman, quasi una versione seria e tragica del soldato Švejk, privata di ogni ironia.

È un ruolo che, a mio avviso, dona grande intensità e drammaticità al film.

Lo stesso si può dire di un altro personaggio tanto discusso quanto affascinante: Agamennone. Il terribile re acheo viene presentato con un aspetto cupo, quasi da guerriero "dark", che ricorda per certi versi Bane, grazie all'intensa interpretazione di Benny Safdie.

Totalmente fuori parte, invece, mi è sembrato Menelao. Pur essendo un attore di qualità e a tratti talentuoso, Jon Bernthal appare poco convincente e il suo personaggio risulta, nel complesso, piuttosto inutile.

Lo stesso vale per Calipso, la ninfa che accoglie e cura Ulisse, interpretata molto bene da Charlize Theron. Anche in questo caso, però, il ruolo è piuttosto breve.

Molto diversa è invece Circe, interpretata da Samantha Morton. Nolan la presenta come una strega inquietante e malvagia, capace di ridurre gli uomini al loro vero stato animale. Personalmente ho avuto l'impressione che il regista le abbia dato anche una forte impronta ideologica: una donna che domina, manipola e umilia gli uomini. Una scelta che, a mio avviso, può essere letta come un richiamo ad alcuni temi del femminismo contemporaneo e che probabilmente farà discutere. Al di là di questa interpretazione, Samantha Morton offre comunque una prova intensa e convincente, dando vita a una Circe oscura e minacciosa.

. Il personaggio che, a mio avviso, domina il film è però Robert Pattinson nel ruolo di Antinoo. Vigliacco, infame, sempre nell'ombra, rappresenta l'archetipo dell'ipocrita che, pur di mantenere il proprio potere, cerca di fare del male a chiunque. Agisce circondato da pericolosi tirapiedi, come il guerriero Plibio, interpretato da Corey Hawkins, oppure dalla disonorevole e infedele Melata, cui Mia Goth presta un'interpretazione davvero convincente.

Antinoo è crudele con Telemaco, che considera una minaccia, e persino con il povero mendicante, dietro il quale non immagina si nasconda Ulisse. È uno Iago moderno, infido e manipolatore. Per me si tratta di un ruolo da antologia, che da solo vale il prezzo del biglietto. Pattinson porta sullo schermo uno degli archetipi più antichi della letteratura: quello del tiranno che vive di intrighi e di paura.

Il film è inoltre popolato da Troiani che ricordano gli Etruschi o persino i Romani – e confesso che mi piacerebbe vedere Nolan cimentarsi un giorno anche con l'Eneide – oltre che da guerrieri nordici, come Mentore, interpretato dal bravissimo Ryan Hurst. Non mancano caratteristi di grande livello, come John Leguizamo, convincente nel ruolo di Eumeo, uno dei più fedeli compagni di Ulisse.

Le scene ambientate nel tempio di Atena, vicino a Itaca, ricordano per atmosfera quelle di Immortals e Minotaur. In particolare spicca Brian Vernel, che, per presenza scenica, richiama alcuni degli assassini più spietati di Il Trono di Spade. Cito questa serie perché Nolan costruisce un immaginario che fonde elementi di culture diverse, dal mondo baltico a quello mediterraneo, riuscendo a creare un universo coerente e affascinante.

Tra le interpretazioni che mi hanno sorpreso maggiormente c'è quella di Zendaya nel ruolo di Atena. L'ho sempre trovata un'attrice affascinante e di talento, ma qui raggiunge un livello superiore. Grazie anche alle scelte di regia e alle inquadrature di Nolan, non interpreta soltanto una dea: diventa la coscienza di Odisseo e, allo stesso tempo, la voce di un mondo che sta lentamente scomparendo. Una prova impeccabile.

Il film di Nolan, tuttavia, presenta anche qualche limite. Pur potendo contare su costumi funzionali e su un cast generalmente molto azzeccato, inciampa nella rappresentazione di Polifemo, che ho trovato poco credibile e quasi artificiale. Personalmente avrei preferito rinunciare a questo episodio per dedicare maggiore spazio a Nausicaa, personaggio che avrebbe potuto offrire ulteriore profondità al racconto.

Nel complesso, L'Odissea è un film molto interessante, spettacolare e ricco di spunti di riflessione. Non sarà una trasposizione destinata a mettere tutti d'accordo, ma proprio come il poema di Omero continuerà probabilmente a far discutere, ed è anche questo uno dei suoi maggiori pregi.

Robert Fogelberg Rota