Quando l'Hammarby fece paura all'Anderlecht
Tra le squadre svedesi, l'Hammarby è una di quelle che gode del maggior seguito di tifosi e, forse, l'unica che negli ultimi anni ha iniziato lentamente a trasformarsi in un vero e proprio marchio. Mentre gli altri due grandi club di Stoccolma, AIK e Djurgården, hanno spesso guardato al club di Södermalm – nato in un quartiere popolare – come a una squadra di "pezzenti" e di sognatori, l'Hammarby ha costruito la propria identità proprio grazie al legame con la sua gente.
Le altre grandi società storiche del calcio svedese, il Malmö FF, che lanciò Zlatan Ibrahimović, e soprattutto l'IFK Göteborg, capace di conquistare due Coppe UEFA negli splendidi anni Ottanta, vantano una tradizione europea importante. L'Hammarby, invece, ha sempre faticato a lasciare il segno oltre i confini nazionali. Se si esclude una vittoria contro il Saint Mirren negli anni Ottanta, il primo risultato davvero significativo è arrivato soltanto nella scorsa stagione, con il successo sul Charleroi nei preliminari di Conference League, competizione nella quale aveva ben figurato anche l'eterno rivale Djurgården.
Il 23 luglio, alla Tele2 Arena, è arrivato uno degli avversari più prestigiosi degli ultimi anni: l'Anderlecht. La squadra belga, grazie a una prodezza dell'ucraino Danylo Sikan, sembrava avere la partita sotto controllo. Il portiere Colin Coosemans, non solo connazionale di Thibaut Courtois ma anche estremo difensore di grande personalità, trasmetteva sicurezza. Enric Llansana e Giuliano Bianco garantivano equilibrio, Léo Leoni comandava il centrocampo, Nathan Sibila lottava su ogni pallone e, soprattutto, c'era Marco Kana. Insieme a giocatori come Zeno Debast e Charles De Ketelaere, Kana rappresenta una delle speranze per il futuro della nazionale belga, che continua a produrre talenti.
Per lunghi tratti mi è sembrato di tornare bambino, quando l'Anderlecht era una delle grandi potenze del calcio europeo. Ricordo ancora la Fiorentina travolta in Coppa UEFA e, da adolescente, le grandi sfide contro squadre come il Barcellona e la Sampdoria, piegata soltanto dalle magie di Frank Vercauteren.
L'Hammarby, trascinato dal suo sfortunato ma straordinario portiere Warner Hahn, autore di interventi decisivi, ha risposto con lo spirito che da sempre contraddistingue il club. È quella che in Svezia viene definita kämpaglöd, la voglia di combattere fino all'ultimo minuto, uno spirito che ricorda molto il finlandese sisu, non a caso presente nelle radici di molti tifosi e abitanti della zona di Stoccolma.
Alla fine è arrivato il meritato pareggio grazie a un magnifico gol di Frank Junior Adjei, una rete di forza, determinazione e carattere. Un gol segnato da uno dei tanti "nuovi svedesi", a testimonianza di come l'Hammarby sia da sempre una società aperta all'integrazione.
Ottima anche la prova del nazionale danese Frederik Winther e del gambiano Sourou Koné. Meno brillante, invece, Magnus Karlsson, che ha fallito due occasioni davvero importanti.
Spesso la fortuna aiuta gli audaci. L'Hammarby ha dimostrato di poter tenere testa a una delle squadre più prestigiose del Belgio. Adesso resta soltanto da sperare nella gara di ritorno: il sogno è ancora vivo.
Robert Fogelberg Rota