La Collovati, l’Aston Villa e il Rayo
Confesso che, per una certa forma di amore dell’assurdo, a volte guardo La Zanzara. Caterina Collovati, anche se con il solito moralismo, ha detto alcune cose giuste. Naturalmente la trasmissione vive di qualunquismo e sensazionalismo, come spesso accade con un personaggio come Cruciani: forse anche simpatico, ma sicuramente irritante. Va presa per quello che è. Tuttavia è indubbio che certi calciatori, che potrebbero avere tutto, non dovrebbero finire coinvolti in situazioni degradanti o fare uso di gas esilaranti.
La vera domanda però è un’altra: perché il calcio italiano è in crisi ed è incapace di ottenere risultati paragonabili a quelli dell’estero?
Fa sorridere vedere persone che si definiscono molto di destra — una destra becera, più vicina forse alla vecchia borghesia giolittiana che non a quella fascista — sostenere che le squadre italiane dovrebbero avere solo uno o due stranieri, prendendo come esempio la Polonia. Il problema è che molti di questi personaggi in Polonia non ci sono mai stati e, anche se ci andassero, probabilmente capirebbero poco delle difficoltà reali del paese. La verità, piaccia o no, è che il calcio oggi è completamente globalizzato.
Per parlare di calcio cito persino una persona che di tattica mastica poco, Cruciani, e vorrei aggiungere un altro “populista”, nel senso di uno che propone soluzioni semplici: Antonio Cassano. Però FantAntonio — che da sampdoriano continuo ad amare, anche se ha vinto meno di quanto meritasse — una cosa l’ha capita: il problema è il modo di giocare.
Se guardiamo la bellissima partita giocata davanti a uno scatenato Principe William tra Aston Villa e Nottingham Forest, vediamo due squadre che hanno coraggio. Il Forest, guidato da un ottimo Ortega in porta, con una buona linea difensiva composta da Morato, Neco Williams e Milenković, oltre ad attaccanti pericolosi come Igor Jesus, McAtee e Wood, riesce spesso a mettere in difficoltà Martínez.
Ma il Villa, spinto da un pubblico meraviglioso, riesce a imporre il proprio gioco: pressing, intensità, inserimenti continui e due splendidi gol grazie a McGinn, Buendía e Watkins. Giocatori come Tielemans e Lindelöf corrono, combattono e attaccano senza paura, ma allo stesso tempo mantengono equilibrio. La loro è una difesa alta fatta con coraggio e organizzazione, non con improvvisazione.
Questo coraggio manca invece a molte squadre italiane: al Milan di Allegri, all’Udinese, al Sassuolo e perfino al Genoa, squadre che magari ottengono risultati ma spesso senza qualità di gioco.
Lo stesso problema si vede chiaramente anche a Strasburgo, in Alsazia, dove il portiere Penders e difensori come Doué, Doukouré e Omobamidele cercano di opporsi al Rayo Vallecano, una squadra che gioca con personalità. La difesa con Lejeune, Ciss, Chavarría e Ratiu accompagna spesso l’azione offensiva, mentre giocatori come Pacha Espino e soprattutto Alemão non solo attaccano e segnano, ma tornano anche a difendere.
Sono due esempi di calcio moderno, intenso e coraggioso: un calcio che anche le squadre italiane potrebbero provare a fare.
Robert Fogelberg Rota