Italia sì, Italia no: la terra dei cachi
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Dopo l’eliminazione veramente sconvolgente da parte della Bosnia — che, siamo onesti, non è niente di speciale — l’Italia può ancora sperare di tornare ai Mondiali. Sarebbe un evento super positivo per tutti: per il torneo, per gli USA e per l’Italia in toto. Tuttavia, prima di affrontare il problema da un punto di vista tattico, bisogna analizzarlo sotto il profilo politico.
Trump è sceso in campo in una guerra lunga, difficile e piena d’insidie per l’unico alleato sicuro degli USA: Israele. Nonostante i reiterati attacchi alla popolazione civile, e nonostante il precedente della Federazione Russa, Israele non è stato escluso. La FIFA, infatti, sa bene che la nuova frontiera del calcio come industria globale — dopo il parziale fallimento del progetto cinese — si trova nel Nord America. Non tanto in Messico (molto pubblico, ma pochi capitali) o in Canada (buon pubblico, ma mercato limitato), quanto negli USA.
Oggi gli Stati Uniti hanno una buona compagine che gioca un calcio molto "olandese" — anzi, paradossalmente più olandese di quanto facciano oggi i Paesi Bassi — cresciuto costantemente dopo il Mondiale del 1994. In questo scenario, il prossimo Mondiale potrebbe dare ancora di più con una vittoria azzurra. A molti sembrerà un’esagerazione, ma per me può avvenire, soprattutto grazie a due pilastri: Donnarumma, sicuramente il miglior portiere al mondo, e Scamacca.
Il tutto, però, a una condizione: che siano guidati da Gasperini. Sinceramente, negli ultimi dieci anni, a parte la bella vittoria della Roma in Conference League, l'unica vera nota positiva per le compagini italiane è stata l’Atalanta quando ha vinto l'Europa League. Bisogna dare la Nazionale a Gasperini, concedendogli il tempo e i giocatori giusti. Solo così ci riusciremo.
i Robert Fogelberg Rota